Come incordare un impasto

INCORDATURA DEGLI IMPASTI

Spesso mi compiaccio pubblicamente dei miei impasti mostrando foto o video di impasti in lavorazione con varie planetarie e ricorrente è la domanda
“ma come fai ad incordare?”
“come ottieni il velo?” conditio sine qua non per determinare la perfezione di un impasto soprattutto nei grandi lievitati.
Insomma quello che a me ormai appare scontato e meccanico mi rendo conto che non lo è e se do uno sguardo al mio passato quando tutto cominciò ricordo scene di panico e impasti buttati nell’organica perché informi ed ingestibili e se ostinati come me voleste infornare comunque, si va incontro a risultati frustranti!
Niente è ovvio e scontato, io poi ritengo che ci voglia feeling con la planetaria, con le farine, mai essere frettolosi o incauti nella scelta della planetaria, delle farine e dell’idratazione.
Chi si appresta a muovere i primi passi, o voglia resettare e ripartire da zero, consiglio di prendere dimestichezza con impasti semplici e non troppo idratati, per i quali ci vuole sempre e comunque la giusta dose di attenzione.
Anche se in impasti semplici l’acqua, i liquidi in genere, vengono assorbiti immediatamente, ciò non significa che l’impasto sia pronto perché asciutto ed aggrappato al gancio.
L’impasto va lavorato con il gancio in caso di impasti poco idratati e fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato tanto che tirando un pizzicotto deve mostrare tensione ed elasticità.
Solo in questo momento l’impasto, anche se non vedrete in lavorazione i filamenti tipici della formazione del glutine più evidenti negli impasti ad alta idratazione, sarà incordato e con questi impasti ce la giochiamo facile!
Dopo aver fatto esperienza con questo tipo di impasti per cui potrete preparare degli ottimi panini di semola, mafalde, pane all’olio, pancarrè e tanto altro, potete azzardare idratazioni maggiori.
Indispensabile se siete poco esperte affidarvi ad una ricetta che specifichi le varie fasi dei passaggi ed il tipo di farina con il relativo valore proteico, cosa che semplificherà di gran lunga la lavorazione.
Più alto è l’indice proteico ovvero il W più la farina ha la capacità di assorbire acqua in fase di lavorazione, ma se ciò non bastasse è utile usare l’autolisi
COS’E L’AUTOLISI
prima di passare all’impasto vero e proprio con un cucchiaione di legno, si mescola grossolanamente tutta la farina con una parte dell’acqua prevista dalla ricetta.
C’è chi parla del 45%, chi del 50%, chi del 55%, io consiglio di fare ad occhio e metterne quanta la farina ne assorbe.
Un’autolisi “seria” si ottiene a partire dalle 2 – 3 ore e con questo “trucco” l’impasto impiegherà molto meno tempo ad incordare.
Non vi spiego i vari processi chimici e organolettici per cui avviene ciò, ritengo di non avere la competenza necessaria o dovrei fare un copia/incolla da siti autorevoli e non mi sembra il caso, invece deve essere la vostra curiosità e sete di conoscenza a portarvi a sfogliare blog e forum competenti per apprendere tanto di quest’arte bianca.
Detto questo per tornare all’argomento principale…come capire quando l’impasto sta per incordare.
L’impasto dapprima informe ed appiccicoso inizierà a staccarsi dalle pareti dell’impastatrice creando dei filamenti che vanno dalla foglia alle pareti della ciotola, più la foglia gira a velocità più filamenti si creeranno fino a compattarsi tutto sulla foglia lasciando la ciotola perfettamente pulita.
Si partirà da una velocità di mescolamento iniziale per pochi minuti ad una velocità man mano più alta, io in impasti ad altissima idratazione, per creare l’effetto bolle bolle, alzo la velocità al massimo trattenendo la planetaria che senza questa accortezza volerebbe dal piano di lavoro. Quando l’impasto setoso e liscio è tutto aggrappato alla foglia, tirandone un lembo, non si strapperà, piuttosto allargandolo, anziché lacerarsi, si estenderà in un velo, abbiamo raggiunto l’incordatura e possiamo sorridere compiaciuti e soddisfatti.
Altro “trucco” è l’inserimento del sale che non è solo un insaporitore come spesso erroneamente si pensa, e va inserito nella percentuale dal 1, 8 al 2, 5 %, ma ha delle proprietà e caratteristiche determinanti sia per la fermentazione del prodotto che per la formazione glutinica quindi non va inserito a casaccio ,certamente non a contatto con il lievito perché inibisce la potenza del lievito ma deve essere inserito dopo la formazione dei primi filamenti del glutine a questo punto ne rafforzerà la formazione.

Con queste accortezze e stratagemmi avremo creato la struttura glutinica, la maglia del glutine, la rete, che dà struttura agli impasti e che assicura una perfetta lievitazione, la giusta consistenza e sviluppo in forno.
Ovviamente impasti ad alta idratazione sono possibili solo con farine adeguate e planetarie adeguate.
I miei sono consigli non da esperta o studiosa, ma semplicemete da appassionata e frutto di una mia piccola personale esperienza e ricerca quindi prendete questi piccoli consigli come le chiacchiere di un’amica a cui piace smanettare in cucina ed ama un poco documentarsi!

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Come incordare un impasto
Brevi nozioni e qualche consiglio per ottenere un'ottima incordatura in un impasto
Porzioni
Porzioni
Istruzioni
  1. INCORDATURA DEGLI IMPASTI Spesso mi compiaccio pubblicamente dei miei impasti mostrando foto o video di impasti in lavorazione con varie planetarie e ricorrente è la domanda “ma come fai ad incordare?” “come ottieni il velo?” conditio sine qua non per determinare la perfezione di un impasto soprattutto nei grandi lievitati. Insomma quello che a me ormai appare scontato e meccanico mi rendo conto che non lo è e se do uno sguardo al mio passato quando tutto cominciò ricordo scene di panico e impasti buttati nell’organica perché informi ed ingestibili e se ostinati come me voleste infornare comunque, si va incontro a risultati frustranti! Niente è ovvio e scontato, io poi ritengo che ci voglia feeling con la planetaria, con le farine, mai essere frettolosi o incauti nella scelta della planetaria, delle farine e dell’idratazione. Chi si appresta a muovere i primi passi, o voglia resettare e ripartire da zero, consiglio di prendere dimestichezza con impasti semplici e non troppo idratati, per i quali ci vuole sempre e comunque la giusta dose di attenzione. Anche se in impasti semplici l’acqua, i liquidi in genere, vengono assorbiti immediatamente, ciò non significa che l’impasto sia pronto perché asciutto ed aggrappato al gancio. L’impasto va lavorato con il gancio in caso di impasti poco idratati e fino ad ottenere un panetto liscio e vellutato tanto che tirando un pizzicotto deve mostrare tensione ed elasticità. Solo in questo momento l’impasto, anche se non vedrete in lavorazione i filamenti tipici della formazione del glutine più evidenti negli impasti ad alta idratazione, sarà incordato e con questi impasti ce la giochiamo facile! Dopo aver fatto esperienza con questo tipo di impasti per cui potrete preparare degli ottimi panini di semola, mafalde, pane all’olio, pancarrè e tanto altro, potete azzardare idratazioni maggiori. Indispensabile se siete poco esperte affidarvi ad una ricetta che specifichi le varie fasi dei passaggi ed il tipo di farina con il relativo valore proteico, cosa che semplificherà di gran lunga la lavorazione. Più alto è l’indice proteico ovvero il W più la farina ha la capacità di assorbire acqua in fase di lavorazione, ma se ciò non bastasse è utile usare l’autolisi COS’E L’AUTOLISI prima di passare all'impasto vero e proprio con un cucchiaione di legno, si mescola grossolanamente tutta la farina con una parte dell'acqua prevista dalla ricetta. C'è chi parla del 45%, chi del 50%, chi del 55%, io consiglio di fare ad occhio e metterne quanta la farina ne assorbe. Un’autolisi “seria” si ottiene a partire dalle 2 – 3 ore e con questo “trucco” l’impasto impiegherà molto meno tempo ad incordare. Non vi spiego i vari processi chimici e organolettici per cui avviene ciò, ritengo di non avere la competenza necessaria o dovrei fare un copia/incolla da siti autorevoli e non mi sembra il caso, invece deve essere la vostra curiosità e sete di conoscenza a portarvi a sfogliare blog e forum competenti per apprendere tanto di quest’arte bianca. Detto questo per tornare all’argomento principale…come capire quando l’impasto sta per incordare. L'impasto dapprima informe ed appiccicoso inizierà a staccarsi dalle pareti dell'impastatrice creando dei filamenti che vanno dalla foglia alle pareti della ciotola, più la foglia gira a velocità più filamenti si creeranno fino a compattarsi tutto sulla foglia lasciando la ciotola perfettamente pulita. Si partirà da una velocità di mescolamento iniziale per pochi minuti ad una velocità man mano più alta, io in impasti ad altissima idratazione, per creare l’effetto bolle bolle, alzo la velocità al massimo trattenendo la planetaria che senza questa accortezza volerebbe dal piano di lavoro. Quando l’impasto setoso e liscio è tutto aggrappato alla foglia, tirandone un lembo, non si strapperà, piuttosto allargandolo, anziché lacerarsi, si estenderà in un velo, abbiamo raggiunto l’incordatura e possiamo sorridere compiaciuti e soddisfatti. Altro “trucco” è l’inserimento del sale che non è solo un insaporitore come spesso erroneamente si pensa, e va inserito nella percentuale dal 1, 8 al 2, 5 %, ma ha delle proprietà e caratteristiche determinanti sia per la fermentazione del prodotto che per la formazione glutinica quindi non va inserito a casaccio ,certamente non a contatto con il lievito perché inibisce la potenza del lievito ma deve essere inserito dopo la formazione dei primi filamenti del glutine a questo punto ne rafforzerà la formazione. Con queste accortezze e stratagemmi avremo creato la struttura glutinica, la maglia del glutine, la rete, che dà struttura agli impasti e che assicura una perfetta lievitazione, la giusta consistenza e sviluppo in forno. Ovviamente impasti ad alta idratazione sono possibili solo con farine adeguate e planetarie adeguate. I miei sono consigli non da esperta o studiosa, ma semplicemete da appassionata e frutto di una mia piccola personale esperienza e ricerca quindi prendete questi piccoli consigli come le chiacchiere di un’amica a cui piace smanettare in cucina ed ama un poco documentarsi!

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